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Gioco del tira e molla: i segreti per renderlo educativo senza rischi

📅 24 Agosto 2026✍️ di Edoardo Vettorello⏱️ 6 min di lettura

La prima volta che ho proposto il tira e molla a Pepe, un meticcio timido arrivato dal canile, eravamo in cucina. Il pavimento di cotto, l’odore del brodo che saliva dal fornello e quella striscia di pile blu tra le mie dita. Lui guardava il giocattolo, esitava, poi cercava il mio sguardo. Non voleva sbagliare. Ho abbassato il braccio, ho fermato il tessuto sul pavimento e ho aspettato. Quando ha afferrato con un morso incerto, ho sentito il suo respiro cambiare: non era solo gioco, era un patto. In quel momento ho capito, ancora una volta, come la pazienza sappia aprire porte che la fretta tiene chiuse.

Dal gioco alla scuola: cosa insegna davvero

Il tira e molla non è una gara di forza. È una piccola lezione di vita in movimento. Insegna al cane a incanalare l’energia, a misurare il morso, a gestire l’emozione. È un esercizio di autocontrollo che funziona perché il cane capisce presto che il suo comportamento ha effetti prevedibili: quando afferra sul tessuto, il gioco parte; quando lascia, il gioco riprende meglio di prima. È la grammatica del premiarsi a vicenda, che per noi umani somiglia molto a certe pagine di Condizionamento operante. Il messaggio è chiaro e semplice: fai la cosa giusta, accade quella bella; agitarsi o strappare non fa avanzare la storia.

Nel tempo, questo copione diventa un’abitudine. Il cane impara i segnali, riconosce i tempi, rafforza la fiducia nel conduttore. Per i cuccioli la scoperta è doppia: allena la bocca a prendere le misure, evita il mordicchiare mani e polsi, trasforma un potenziale errore in una pratica sicura. Per gli adulti, invece, è un’opportunità di sfogare energie con regole condivise, di trovare equilibrio nei giorni di pioggia o tra un’uscita e l’altra.

Sicurezza prima di tutto: attrezzi e postura

La sicurezza nasce dalla scelta degli strumenti. Meglio un gioco morbido, lungo e flessibile, con cuciture robuste e una maniglia che dia distanza alle mani. Evito i materiali duri che potrebbero lesionare i denti, e preferisco tessuti in pile o cuoio ben rifinito. Il gioco resta basso, quasi a sfiorare il terreno, e segue il movimento naturale del collo del cane. Niente scossoni verticali, niente strattoni a sorpresa. Piuttosto, movimenti brevi, laterali e armonici, lasciando che sia il cane a dettare il ritmo.

Anche il contesto conta. Un tappeto che non scivola in casa, o l’erba del giardino asciutta, riducono il rischio di scivolate. Io mi metto con i piedi piantati, ginocchia morbide, spalle rilassate. Guardo il cane negli occhi non per sfidarlo, ma per leggerne l’intensità. Se il respiro diventa affannoso o l’eccitazione sale di colpo, mi fermo. Qualche secondo di quiete, il tessuto immobile, e il cuore torna alla sua andatura.

Cuccioli, adulti e cani anziani: tempi e cautele

Con i cuccioli, soprattutto nella fase di dentizione, preferisco sessioni brevissime e dolci. È l’età dell’entusiasmo e del poco equilibrio. L’obiettivo non è la fatica, ma la qualità: agganciare il tessuto, restare composto, lasciare su richiesta. Due o tre scambi ben riusciti valgono più di dieci minuti di agitazione. L’abitudine giusta si costruisce in silenzio, un granello alla volta.

Con i cani adulti introduco gradi di difficoltà in modo progressivo. Aumento la resistenza del mio braccio solo quanto basta per dare soddisfazione alla presa, non per trasformare il gioco in braccio di ferro. Con i cani anziani o con problemi dentali, scelgo superfici soffici e tenere; se vedo un’ombra di dolore, chiudo la sessione senza indugio. Le raccomandazioni di benessere del Ministero della Salute ricordano che la prevenzione passa anche dalla moderazione: un gioco calibrato sulle condizioni fisiche vale sempre più di un esercizio muscolare fine a se stesso.

Regole del gioco: segnali chiari e pause

La chiarezza dei segnali è la pietra angolare. Io preparo il cane con un invito tranquillo, avvicino il gioco spento, lo poso a terra e attendo che lui lo prenda con una presa pulita. Quel gesto iniziale, senza frenesia, insegna che è l’attenzione a far nascere il divertimento. Per lasciare, propongo uno scambio: il gioco si immobilizza, compare una ricompensa o una ripartenza più entusiasmante. In pochi giorni, la cessione volontaria diventa una seconda natura.

Le pause non sono un freno, ma il metronomo della relazione. Pochi secondi di quiete fra uno scambio e l’altro aiutano il cane a modulare l’eccitazione. Io respiro, lui respira, e il gioco riaccende la scintilla senza incendi. In questa danza misurata, vincere non è l’obiettivo, ma un pezzo del copione. Lasciare che il cane porti via il gioco ogni tanto rafforza la sua sicurezza e non lo rende affatto dominante. Anzi, lo rende partner: torna da sé per un altro giro, e a quel punto la fiducia fa il resto.

Errori comuni e falsi miti

Esiste un pregiudizio duro a morire: che il tira e molla renda i cani aggressivi. La realtà sul campo racconta il contrario. Senza struttura e senza segnali, qualsiasi gioco può alzare troppo l’arousal; con procedure chiare, il tira e molla diventa un corso accelerato di autocontrollo. La differenza la fa la coerenza. Se il cane tocca la pelle per sbaglio, io immobilizzo il gioco e attendo che ricalibri la bocca prima di ripartire. È un confine semplice, ripetuto senza sgridare, che in poco tempo spegne l’errore.

C’è poi la paura di perdere l’oggetto. In molti inseguono il cane per recuperarlo, alimentando la fuga. Io preferisco il contrario: mi rendo noioso quando lui scappa via, divento interessante quando si avvicina. Mostro un secondo gioco, mi inginocchio, accolgo il ritorno. La lezione che resta è che venire verso di me accende divertimento, scappare lo spegne. Funziona con i timidi come Pepe e con gli esuberanti che hanno bisogno di una bussola.

Bambini, famiglia e contesto domestico

In casa, la cornice fa la differenza. Con i bambini, il tira e molla richiede sempre un adulto a fare da ponte. Le regole sono poche e chiare: mani sulla maniglia, denti sul tessuto. Se l’emozione trabocca, ci si ferma. I cani imparano presto a dosare la presa con chi li rispetta, e i piccoli di casa apprendono una verità utile: non si domina un amico, si costruisce un dialogo.

Nei giorni di pioggia o dopo una visita traumatica dal veterinario, il giusto tira e molla diventa terapia di fiducia. È un canale di comunicazione che dice al cane: qui possiamo sbagliare poco, qui la tua scelta è importante. In molte famiglie ho visto scomparire i mordicchiamenti alle mani proprio grazie a questo canovaccio: la bocca trova un compito, la relazione un ritmo.

Dalla paura al gioco: una chiusura che resta

Quando Pepe ha capito il meccanismo, ha iniziato a cercarmi con la coda bassa ma non più raggomitolata. Un pomeriggio si è presentato con il suo panno, lo ha posato e si è seduto. Gli ho concesso l’aggancio, pochi movimenti laterali, una pausa breve, poi la richiesta di cedere. Ha lasciato sereno e ha aspettato. Non c’era più il timore di perdere, ma la certezza di ritrovare. È in quell’attimo che un gioco diventa educazione: non perché impone, ma perché apre possibilità.

Si comincia così, con poco. Un tappeto che non scivola, un tessuto giusto, tre respiri lenti. Si aggiungono i segnali, si leggono i silenzi, si accetta che a volte sia meglio un minuto ben fatto di un quarto d’ora confuso. Il tira e molla restituisce al cane una misura di sé e a noi un esercizio di gentilezza. Chiudo la porta della cucina, il brodo tace, e Pepe porta via il suo trofeo per poi tornare. Sembra un gioco, invece è una promessa mantenuta: se facciamo le cose con cura, la fiducia trova sempre la strada per rientrare.

Edoardo Vettorello

Edoardo si è dedicato alla cinofilia dopo il pensionamento, affiancando gli amici nei momenti di addestramento dei cuccioli. Attraverso le sue storie racconta il valore della pazienza nell’educare e aiutare i cani a superare le paure, soprattutto in contesti familiari.